“È come un sogno”

Ciao a tutti! 🙂

I have been in Italy for about a week and a half now, and have finally found time to post an update on how things are going out here.

The majority of my posts (from now on) will loosely follow this type of structure:

I’ll begin with a bullet point summary for those of you who just want to “know what’s up” and be on your way. Then, I’ll have the Italian version of my post. Finally, I’ll present the extended English version of my post– photos included.

➖➖➖➖➖Enjoy! ➖➖➖➖➖

Short and Sweet:

  • I landed at Milano Malpensa airport and safely arrived home to the Verghera area of Samarate, Italy
  • My host family is beyond wonderful and have welcomed me into their family as one of their own
  • The climate here is great– it’s been around 28 degrees every day since I’ve been here
  • From the very first bite, my experience with Italian food has been amazing
  • My school is quite large and I am part of an applied sciences class in the fifth (last) year of Italian “Liceo” (specialized high school)
  • I take a 45-60 min bus ride to and from school every day– except on Saturdays, when my host dad generously drives me there in the morning so that I can get a couple extra minutes of sleep, and on Sundays
  • My favourite courses so far have been Philosophy, Physics, and Art History– mostly because of the passionate teachers
  • I have been accepted into my local band– “la Filarmonica di Verghera”– where I am playing flute
  • I have been trying out different dance schools in the area, but have yet to choose one
  • I haven’t felt homesick much– yet, that is. I’ve been keeping busy enough that living in the moment has become not only a good idea, but a necessity for learning.
  • My language skills have improved exponentially– I’ve reached the point where I can think in Italian and it’s become far easier to keep up in class ever since.
  • In short: things couldn’t be better!

Italiano

Quindi, dove posso iniziare?

Ah sì. Ovviamente:

Samarate, Italia. Una città fatta di villaggi fatti di quartieri che brillano di patrimonio, bungalow dai colori vibranti e antiche mura che raccontano storie del passato e del presente. L’aria è fresca e vivace, e ogni tanto suona con la musica delle campane della chiesa. Il sole sorge e tramonta religiosamente … e io con esso.

La mattina, apro gli occhi allo scampanellio del mio allarme iPhone. C’è terribile, ma non mi fiderei di un suono dolce per svegliarmi. Comunque, non penso mai di colpire la sonnecchiare. Alle 6:00, mi alzo dal letto e mi preparo per un’altra giornata eccitante, un altro mucchio di opportunità per me da afferrare. Mi lavo la faccia, mi messo la crema solare e mi vesto alla scrivania che uso per i compiti scolastici … la scrivania che usava mia sorella ospite (che ora è a Taiwan). Mi metto le mie scarpe da tennis bianche e nere, pacco una banana, un “Pan di Stelle” e un tè freddo alla pesca nello zaino di Fjällräven, e salgo in macchina con la mia mamma ospitante per prendere un passaggio per fermata dell’autobus, che è accanto a un edificio giallo– facile da ricordare!

Una volta lì, saluto la mia amica, che diventerà la mia sorella ospite quando cambio le famiglie a gennaio. Chiacchieriamo un po’ e mangio la mia colazione, una banana. L’autobus della città arriva per circa una dozzina di noi alla fermata, e ci incateniamo come sardine sul “pullman” pieno di bambini dell’età di Liceo. Indossando auricolari bianchi e scarpe bianche, le chiacchiere che altrimenti sarebbero rumorose sono soffocate dal rumore della strada che brontola sotto di noi. Con il passare del tempo, ascolto gli album di Jovanotti assorbendo il più possibile da ciò che mi circonda. I campi e gli spazi pavimentati passano e inondando gli occhi della mia mente di immagini stupefacenti che potrebbero essere in un film.

Quando arriviamo alla mia scuola– l’ultima fermata– solo una manciata di noi è rimasta sul pullman. Saliamo subito dopo che la campana suona per iniziare le lezioni, e mi precipito su per le scale fino alla mia prima lezione. Presumo un posto accanto alla mia compagna di classe più vicina (che occasionalmente serve come tutor di lingue per me) e apro il mio raccoglitore ad una pagina pulita.
L’insegnante entra e tutti noi ci alziamo, come è consuetudine fare per scopi di rispetto. Mentre fanno lezione alla classe sulla “Critica della facoltà di giudizio” di Kant, ascolto attentamente le loro frasi e mi concentro sulle loro gesti. Ogni tanto, guardo il libro di testo e le note dei miei compagni di classe per paragonare la mia ortografia contro la loro e apportare le correzioni necessarie. Dai dettagli di ciò che mi circonda e dal pieno esercizio dell’ascolto attivo, sono in grado di seguire il materiale considerevolmente bene. Nel mio corso di italiano, arriva il mio turno di leggere ad alta voce una sezione di “Le ricordanze” di Giacomo Leopardi. Totalmente preso dalla meticolosità della pronuncia richiesta per eseguirlo correttamente, lo recito, arrossendo e sudando nervosamente per tutto il tempo. Con mio grande stupore, il mio insegnante e i miei compagni di classe pensano che ho fatto un lavoro fantastico, e la mia ansia si scioglie. Sono capace di questo. Sanno che sto ancora imparando. Il sangue nei miei volti si spegne da solo.

Attraverso la mia conoscenza dei prefissi e dei suffissi, sono in grado di dedurre i significati di nuove parole. Senza questa abilità, non sarei sorpreso di trovarmi completamente perso in classe.

In pausa, mi dirigo verso il distributore automatico di caffè, dove seleziono un macchiato, alimento la macchina a 0,35 € e aspetto che la mia tazza si riempia. Questa macchina, decido, è una delle meraviglie del mondo.

Alle 13:10, dopo alcuni laboratori e altre lezioni, il campanello suona per il licenziamento. Mi affretto a tornare sul bus, riuscendo a trovare un posto questa volta.

Scendo dall’autobus alla fermata con la casa gialla e seguo le strade meno trafficate per tornare a casa. Le lucertole frusciano l’erba alta vicino alle porte di ferro, che esibiscono avvertimenti di “PASSO CARRABILE” e “ATTENTI AL CANE”, dietro cui i cani di famiglia si crogiolano nella luce solare pomeridiana. Ho tolto i miei auricolari, ascoltando solo il ritmo dei miei passi sul marciapiede esposto alle intemperie. La vita è bella, vivere è facile, e questa vivacità fa parte della mia propria esperienza. Il sole splende su di me come fa sui girasoli, e mi sento veramente benedetto di essere dove sono.

Questo è il mio onesto ricordo della prima metà di ieri, abbellito unicamente delli gioielli della verità. Sto veramente prosperando qui– non è un’esagerazione. Ogni giorno è diverso, e ogni giorno è bello.

Consentitemi di fare una breve lista di alcuni momenti che hanno fatto cantare il mio cuore:

  • Quando ho visto “Coco” in italiano con sottotitoli in italiano con i miei fratelli ospite sul divano
  • Quando sono andato per il gelato con la mia zia ospite e fratelli e quando ho capito che la stracciatella è la scorciatoia per il paradiso
  • Quando ho visto i fuochi d’artificio durante la mia prima notte vicino alla chiesa in fondo alla strada
  • Quando ho sentito il profumo dei fiori fuori dagli edifici comunali
  • Quando ho mangiato fichi freschi dal cortile dei miei nonni ospiti e quando abbiamo mangiato focacce fresche e pasta con pesto dalla loro vacanza sulla costa occidentale
  • Quando sono andato a correre nel bosco con mia mamma e sorella ospitante e quando ho visto la bella tonalità di verde che riempie lo spazio là
  • Quando ho ballato al folk-rock irlandese con gli amici ad un festival celtico a Busto Arsizio
  • Quando ho giocato un complicato (ma divertente !!) gioco di carte con il mio fratello ospite e i suoi amici di calcio
  • Quando ho mangiato un cappuccino e brioche con il mio padre ospite in un caffè bellissimo a Samarate
  • Quando sono venuto a fare commissioni all’IKEA
  • Quando ho mangiato la pizza “quattro stagioni” da una pizzeria locale
  • Quando sono andato in barca sul Lago Maggiore con le mie attuali e future famiglie ospitanti – ho visto la statua di San Carlone e Rocca Boromea (un bellissimo castello sul lago) e ho sentito l’ebbrezza del vento tra i miei capelli
  • Quando ho trovato le sezioni sulle opere di John Stuart Mill nel mio nuovo libro di filosofia
  • Quando ho suonato il “tema dell’amore” di Romeo e Giulietta con la banda della comunità
  • Quando ho provato la danza reggaeton per la prima volta durante una lezione di prova
  • Quando ho legando con una nuova amica per un amore comune per le complessità scientifiche
  • E tanti altri cose!!

Prima di chiudere, vorrei ringraziare il Rotary International per tutto il lavoro che hanno svolto per portarmi qui. Sono grato al di là delle parole e mi sforzo di essere un buon ambasciatore per il vostro programma.

A dopo,

Emma xx

Extended English

Goodness… Where on earth do I begin?

Ah, yes. Of course:

Samarate, Italy. A town made up of villages made up of neighbourhoods that shine with heritage, bungalows that glow with vibrant colours, and ancient walls that tell stories from times past and present. The air is fresh and zestful, and every so often it rings with the sound of church bells swinging. The sun rises and sets religiously– and I with it.

Every morning, I open my eyes to the hideously juxtapositional sound of my iPhone alarm. It’s terrible, but I wouldn’t trust a soft sound to wake me. Furthermore, I never think to hit snooze. At 6:00 exactly, I get out of bed and ready myself for another priceless day, another pile of opportunities for me to grab at. I wash my face, apply sunscreen, and dress myself at the desk I employ for schoolwork– the desk my host sister (who is now in Taiwan) used to use. I put on my black and white pair of sneakers, throw a banana, a “Pan di Stelle” and a juice box full of peach iced tea into my Fjällräven backpack, and hop into the car with my host mom to catch a ride to the bus stop, which is next to a yellow building– easy to remember!

Once there, I greet my friend, who will become my future host sister when I switch families in January. We chat for a while, and I eat my “colazione” (breakfast)– the banana. The city bus arrives for about a dozen of us at the stop, and we wedge ourselves like sardines onto the “pullman” full of Liceo-aged kids. With white earbuds in and white sneakers on, their small talk is mostly drowned out by the sound of the road rumbling underneath us. For a certain numb eternity, the ride continues. As the time passes, I listen to Jovanotti albums while absorbing as much as I can from my surroundings. Fields and paved spaces pass by, flooding my mind’s eye with awe and movie scene-worthy imagery.

By the time we reach my school– the last stop– only a handful of us are left on the bus. We hop off just after the bell rings for classes to begin, and I dash up the stairs to my first class. I assume a place next to my closest classmate (and situational language tutor) and open my binder to a clean page.

The teacher enters, and we all rise, as it is customary to do. While they lecture to the class on the subject of Kant’s “Critique of Judgment”, I listen intently to their phrases and focus in on their gesticulations. Every so often, I glance at the textbook or at my classmates’ notes to check my spelling against theirs and make the necessary corrections. From the details of my surroundings and full exertion of active listening, I am able to follow the material considerably well. In Italian class, I am given a section of Giacomo Leopardi’s “Le ricordanze” to read out loud. Totally taken by the meticulousness of pronunciation required to execute this properly, I recite, blushing and sweating nervously all the while. To my amazement, my teacher and classmates think I did an amazing job, and my anxiety melts away. I’m capable of this. They know I’m still learning. The blood in my faces levels itself off.

Via my knowledge of prefixes and suffixes, I am able to deduce the meanings of new words. Without this skill, I wouldn’t be surprised to find myself entirely lost in class.

At break, I make my way to the coffee vending machine, where I select a macchiato (which literally translates to “stained”), feed the machine 0,35€ and wait for my cup to fill. This machine, I decide, is a miracle worker.

At 13:10, after a few labs and lectures, the bell rings for dismissal. I hurry back to the bus, managing to catch a seat this time around.

I hop off back at the yellow building and follow the least busy roads back home. Lizards rustle in the tall grass near iron fences, which exhibit warnings of “PASSO CARRABILE” and “ATTENTI AL CANE”, behind which family dogs bask in the afternoon sunlight. I’ve taken my earbuds out, listening solely to the rhythm of my footsteps on the weathered pavement. Life is beautiful, living is easy, and this liveliness is all part of my very own experience. The sun shines on me as it does on the sunflowers, and I feel truly blessed to be where I am.

This is my recollection of the first half of yesterday, embellished uniquely with jewels of truth. I am truly thriving here– that is no exaggeration. Every day is different, but every day is beautiful.

Allow me to make a short list of moments that have made my heart sing:

  • Watching “Coco” in Italian with Italian subtitles with my host siblings on the couch in the living room
  • Seeing fireworks on my first night at the church down the road
  • Going for gelato with my host aunt and siblings and discovering that stracciatella is the shortcut to heaven
  • Smelling the perfume of the flowers outside the municipal buildings
  • Eating fresh figs from my host grandparents’ backyard and tasting fresh focaccia and pesto pasta from their vacation to the west coast
  • Going for a run in the forest with my host mom and sister and seeing the unique shade of green that fills the space
  • Dancing to Irish folk-rock with friends at a Celtic festival in Busto Arsizio
  • Playing a complicated (but fun!!) game of cards with my host brother and his soccer friends
  • Having a cappuccino and brioche with my host dad at an amazing cafe in Samarate (three times and counting)
  • Running errands at IKEA
  • Eating quattro stagioni pizza from a local pizzeria
  • Boating on Lago Maggiore with my current and next host families– saw the statue of San Carlone and Rocca Boromea (a beautiful lakeside castle) and felt the exhilaration of the wind in my hair
  • Finding the sections on John Stuart Mill’s works in my new philosophy book
  • Playing the love theme from Romeo and Juliet with the community band
  • Trying reggaeton dance for the first time at a lesson trial
  • Bonding with a new friend over a shared love of scientific intricacies
  • And so many more!!

^ Real life pom-poms!!

Before I close, I would like to thank Rotary International for all the work they did in getting me here. I am thankful beyond words, and am striving to be a good ambassador for your program.

A dopo,

Emma xx

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Ci sono quasi!

Salve di nuovo!

I have now been traveling for quite some time and am about to board my last flight for Milano Malpensa airport. This is the last leg of my journey, and these are my last moments before I begin this “new life” of mine…

I sense that the ups and downs of moving away have subsided, only to be replaced by a feeling of levelheadedness I haven’t experienced for a while. It’s all becoming real now, and I couldn’t be more excited!

My host parents are making a trip out to meet me at the airport, and I really cannot wait to see them. One of my biggest fears about this travel process was that I’d be going someplace where nobody loves me, but knowing that I will have another set of parents soon is making everything a lot easier. ❤️

Well, I had better go now— my flight is boarding!

A dopo,

Emma

Il mio primo post

Hello and benvenuti nel mio blog!

This is where I will be posting updates and photos from my Rotary Youth Exchange, which will be taking place in the beautiful town of Samarate, Italy. I am so thrilled to be able to share my experiences with you!

As of now, 12 days remain before I finally step in through the doorway of my new home… It all feels so incredibly surreal. While the numbers on my phone’s “countdown” app are lessening, the whirlwind of emotions in my chest is only growing stronger. It’s a lot to process, but I truly believe that this journey will be worth it.

Currently, the biggest thing on my mind is the notion of how much I could change and grow through what’s to come. While my childhood friends make their university and college debuts, I’ll be finding myself (essentially) back in high school, encountering new challenges and discovering new things about myself therein. I’m still very unsure of what I want to end up doing with my life, but with each new day comes fresh new insights, and I imagine that these will arrive in even greater multitudes while I am away from home. I’m certainly very lucky that my problem isn’t having too few options, but rather, having too many of them.

Over the past few months, I have been working hard at learning the Italian language, and I am hoping that I will have a decent grip on conversational talk by the time I arrive. You can expect to see a detailed comparison of my different study methods in my next post.

And just before I go, here’s a bit of a funny story:

I’ve been listening to music from an “Italian classics” playlist I found, and while I’ve been able to understand most songs just fine, there was one song in particular that I just could not figure out: “Chella ‘lla” by Renato Carosone. Well… I did my research, and it just so happens that that song isn’t sung in standard Italian, but rather, in Neapolitan (yes, like the ice cream). The Neapolitan language is spoken by several million people in the southern regions of Italy, especially in and around Nàpule/Napoli (Naples). While it has many obvious parallels with the Italian I’ve been studying, most phrases are so highly dialectal and shortened that reading it feels like reading a different language.

In any case, it’s a remarkably catchy song, so go ahead and give it a listen (if you dare!).

A dopo,

Emma xx

P.S. Here is a link to the version of the song I heard: